Quando pensiamo alle formiche in giardino o nell’orto, spesso il primo istinto è quello di preoccuparsi. Ma se vi dicessimo che tra le zolle della Fattoria Attanasio si nasconde un piccolo esercito di ecologisti a sei zampe, capaci di fare il lavoro di un vero e proprio contadino? Oggi facciamo biowatching ravvicinato e andiamo a conoscere una specie affascinante che potreste calpestare senza saperlo: Messor wasmanni.
L’etimologia: un nome da raccoglitrici
Per capire chi abbiamo davanti, basta guardare il loro nome scientifico:
Messor: deriva dal latino e significa letteralmente “mietitore” o “mietitrice”. Un nome perfetto, dato che la loro intera esistenza ruota attorno alla raccolta dei semi.
wasmanni: è un omaggio a Erich Wasmann, un gesuita ed entomologo austriaco vissuto tra l’Ottocento e il Novecento, famoso per i suoi studi pionieristici sulle formiche e sui loro ospiti.
Come riconoscerla (e non confonderla)
Non tutte le formiche sono uguali! Se fate biowatching nei pressi dei nostri sentieri o bordi dell’orto, ecco come identificare la Messor wasmanni:
Il colore: Hanno una colorazione caratteristica. Il corpo è prevalentemente nero lucido, ma il formicaio ospita operaie con la testa e parte del torace di una bellissima sfumatura rosso-mattone scuro.
Il polimorfismo (le dimensioni contano): Se osservate la colonna in marcia, noterete formiche di dimensioni categoricamente diverse. Ci sono le operaie minor (piccole e agili) e le imponenti operaie major (o “soldati”), dotate di una testa enorme e mandibole possenti, che servono a frantumare i semi più duri.
Le autostrade dei semi: A differenza di altre specie, le Messor creano delle vere e proprie “autostrade” pulite da rametti ed erba, larghe un paio di centimetri, lungo le quali trasportano i semi verso il nido.
Perché averle in giardino o nell’orto è un grande vantaggio?
Sfatiamo un mito: Messor wasmanninon attacca le piante coltivate e non alleva gli afidi (a differenza di altre formiche che “mungono” i parassiti sui nostri pomodori). Sono fondamentalmente granivore. Ecco i loro superpoteri ecologici:
Seminatrici invisibili (Mirmecocoria): Durante il trasporto, molte sementi cadono o vengono perse lungo la strada. In questo modo, le formiche aiutano la flora spontanea a diffondersi, piantando letteralmente nuovi fiori e piante utili alla biodiversità.
Aratrici del sottosuolo: Scavando fitti tunnel per immagazzinare il cibo, aerano il terreno profondamente. Questo permette all’acqua piovana di penetrare meglio e alle radici delle piante di respirare.
Pulizia dai semi delle “erbacce”: Raccolgono enormi quantità di semi di piante pioniere e infestanti, riducendone la proliferazione in modo del tutto naturale, senza bisogno di diserbanti chimici.
Il “pane delle formiche“
I semi crudi e secchi non possono essere digeriti dalle formiche. Le operaie major, quindi, usano le loro potenti mandibole per triturare i semi, impastandoli con la saliva. Creano così il “pane delle formiche”, una sostanza gelatinosa e ricca di nutrimento che serve a sfamare l’intera colonia e le larve. Se il pane rischia di germogliare a causa dell’umidità, le formiche lo portano fuori al sole ad asciugare per bloccare il processo!
INOLEA è l’olio extravergine di oliva della Fattoria Attanasio, ma definirlo semplicemente un olio sarebbe riduttivo. INOLEA è la sintesi liquida di un progetto di ricerca applicata radicato a Torraca, nel territorio del Cilento che si affaccia sul suggestivo Golfo di Policastro. Questo olio extravergine d’oliva di alta gamma nasce da una precisa scommessa agronomica ed ecologica: coltivare l’oliveto non come una monocoltura isolata, ma come un ecosistema vivo, dinamico e complesso. Il tratto distintivo di questo approccio è la coesistenza intenzionale e studiata degli olivi con la Dittrichia viscosa, una pianta spontanea storicamente nota con il nome scientifico di Inula viscosa.
Ogni bottiglia di INOLEA racchiude in sé l’essenza di un territorio unico, l’accuratezza della ricerca scientifica e il valore espresso dalla biodiversità funzionale. Non ci troviamo di fronte a un prodotto nato per uniformarsi agli standard delle grandi produzioni industriali, bensì davanti al risultato tangibile di una visione contemporanea dell’agricoltura, in cui l’innovazione non si esprime attraverso la manipolazione o la forzatura dei cicli biologici, ma attraverso la loro profonda comprensione e valorizzazione.
Un olio che racconta il Cilento
Il legame tra INOLEA e il paesaggio del Golfo di Policastro è profondo e strutturale. Il territorio di Torraca, caratterizzato da colline acclivi che guardano il mare, offre condizioni pedoclimatiche specifiche, dove l’influenza delle brezze marine si unisce a escursioni termiche che stimolano la biosintesi di composti fenolici e aromatici nella pianta. In questo scenario, la scelta di valorizzare le varietà autoctone si fonda sulla volontà di utilizzare materiale vegetale che ha affrontato secoli di coevoluzione e adattamento con l’ambiente locale.
L’elemento centrale di questo mosaico varietale è rappresentato dalla cultivar Pisciottana, una varietà storica del Cilento nota per la sua straordinaria vigoria, la longevità e la capacità di resistere agli stress idrici tipici dell’estate mediterranea. Gli olivi di Pisciottana, con le loro chiome maestose, affondano le radici in suoli che mantengono una complessa identità biologica. La strategia produttiva prevede una raccolta decisamente precoce del frutto, eseguita quando le olive sono ancora nella fase di invaiatura iniziale, ovvero quando il colore della buccia vira dal verde al violaceo ma la polpa conserva una consistenza ottimale.
Questa scelta temporale, sebbene riduca la resa quantitativa in termini di olio estratto, è fondamentale per preservare la freschezza dei profili sensoriali e la ricchezza in antiossidanti. Dal punto di vista organolettico, le prime valutazioni professionali delineano un profilo elegante e fresco, caratterizzato da spiccate note vegetali che richiamano l’erba appena tagliata e la foglia di olivo. Al palato risulta armonico e morbido, aprendosi con una sensazione tendenzialmente dolce, per poi chiudere con note equilibrate di amaro, piccante e un tipico e gradevole retrogusto di mandorla.
Il progetto INOLEA
Il progetto INOLEA non nasce per occupare una quota di mercato o per competere sulle logiche dei grandi volumi, ma come un percorso di ricerca applicata intrapreso dalla Fattoria Attanasio per rispondere a una domanda cruciale che attraversa la moderna agronomia: è possibile ottenere un olio extravergine di oliva di altissima qualità favorendo i processi naturali invece di contrastarli continuamente?
La risposta a questo interrogativo richiede il superamento del vecchio paradigma agricolo che concepisce la flora spontanea come un nemico da eradicare e il parassita come un elemento da combattere esclusivamente per via chimica. Integrando discipline diverse come l’ecologia agraria, la botanica e le moderne tecniche di estrazione, la Fattoria Attanasio ha voluto tracciare una terza via. Il progetto intende dimostrare che la stabilità biologica di un oliveto non dipende dalla sua sterilizzazione, ma, al contrario, dalla sua complessità. Incrementare la biodiversità all’interno dell’agroecosistema permette di attivare una serie di servizi ecosistemici, come la regolazione naturale delle popolazioni di insetti fitofagi e il miglioramento della fertilità del suolo, in grado di sostenere stabilmente la produzione di un olio d’eccellenza.
Perché l’olivo cresce bene con la Dittrichia viscosa?
La comprensione del ruolo della Dittrichia viscosa rappresenta il fulcro scientifico dell’intero progetto. Spesso considerata una semplice pianta infestante e ruderale a causa della sua straordinaria rusticità e della capacità di colonizzare terreni poveri o degradati, questa specie perenne della famiglia delle Asteraceae possiede in realtà caratteristiche ecologiche di fondamentale importanza per l’olivicoltura mediterranea.
La Dittrichia viscosa agisce come un vero e proprio pilastro della biodiversità funzionale all’interno dell’oliveto. La sua fioritura prolungata, che si estende dalla fine dell’estate all’autunno inoltrato, fornisce una fonte preziosa di polline e nettare per una vasta gamma di insetti utili, inclusi impollinatori e predatori esofagi, in un periodo dell’anno in cui la maggior parte della flora mediterranea ha già concluso il proprio ciclo riproduttivo.
Dal punto di vista della difesa integrata e biologica, la pianta svolge una funzione cruciale nel favorire gli antagonisti naturali della mosca dell’olivo (Bactrocera oleae). La D. viscosa è infatti l’ospite principale di un dittero tefritide, la Myopites stylatus, che induce la formazione di galle sui fusti della pianta. Le larve di questo insetto, assolutamente innocue per l’olivo, costituiscono il pabulum invernale per diversi parassitoidi, in particolare imenotteri della famiglia degli Eupelmidi e dei Pteromalidi, tra cui spicca Eupelmus urozonus. Questi imenotteri, completando le prime generazioni stagionali a spese della Myopites sulla Dittrichia, sono poi pronti a spostarsi sugli olivi per parassitizzare le larve della mosca dell’olivo durante i picchi di infestazione estivi e autunnali.
È scientificamente corretto precisare che la presenza della Dittrichia viscosa non elimina miracolosamente la mosca dell’olivo né rappresenta l’unico fattore di contenimento del parassita. Tuttavia, la letteratura scientifica internazionale ne conferma il ruolo come serbatoio biologico. Studi specifici, come “Dittrichia viscosa (Asterales: Asteraceae) as an Arthropod Reservoir in Olive Groves“, evidenziano chiaramente come la conservazione di questa pianta aumenti la densità e la diversità degli artropodi utili nel sistema. Inoltre, ricerche sulla chimica della pianta, tra cui “Changes in volatile compounds of Dittrichia viscosa caused by Myopites stylatus“, documentano l’emissione di composti volatili e molecole bioattive capaci di influenzare positivamente le interazioni entomologiche. Altre indagini scientifiche, come lo studio del 2022 “Antioxidant, Antimicrobial, and Insecticidal Properties of Dittrichia viscosa“, mettono in luce le proprietà intrinseche dei suoi estratti, suggerendo che la complessità chimica dell’ambiente circostante contribuisca a mitigare la pressione dei parassiti, inserendo l’oliveto in un quadro di accertata resilienza ecologica.
Il sistema agricolo della Fattoria Attanasio
Il modello di gestione adottato dalla Fattoria Attanasio concepisce l’azienda come un ecosistema, in cui ogni pratica agronomica è interconnessa. Il punto di partenza è la cura del suolo, inteso non come un semplice supporto inerte per le radici, ma come un microcosmo sotterraneo brulicante di vita, la cui integrità è indispensabile per la nutrizione e la salute delle piante.
In quest’ottica, la vegetazione spontanea — costituita da un mosaico di graminacee, leguminose e asteracee — non viene eliminata tramite lavorazioni invasive del terreno o diserbi chimici, ma viene gestita attraverso sfalci controllati e turnati. Questa pratica consente di mantenere una copertura vegetale che protegge il suolo dall’erosione provocata dalle piogge invernali, riduce l’evaporazione diretta dell’acqua durante l’estate e incrementa progressivamente la percentuale di sostanza organica nel terreno. I residui della potatura degli olivi vengono triturati direttamente in campo per trasformarsi in cippato, utilizzato come pacciamatura naturale; questo materiale, decomponendosi lentamente grazie all’azione della microflora fungina e batterica, restituisce carbonio al suolo e favorisce la formazione di humus stabile.
La gestione delle risorse idriche si basa sul recupero delle acque piovane e su tecniche di conservazione dell’umidità del terreno, riducendo al minimo la necessità di irrigazioni di soccorso. Per sostenere il metabolismo delle piante e stimolare le loro naturali difese immunitarie, l’azienda ricorre all’uso di biostimolanti di origine naturale e preparati a base di estratti vegetali, che agiscono come induttori di resistenza contro gli stress abiotici, come le ondate di calore prolungate. Anche la morfologia del terreno viene tutelata attraverso opere di ingegneria naturalistica, impiegando pietra locale e fascinate vive per stabilizzare i terrazzamenti e preservare il disegno storico del paesaggio agrario cilentano. Questo sistema integrato richiede un livello di monitoraggio e di competenza agronomica nettamente superiore rispetto ai metodi convenzionali: l’intervento umano non scompare, ma si evolve da un’azione di forza a un’azione di guida e di attenta sintonizzazione con i ritmi della natura.
Le varietà autoctone e la selezione nel tempo
L’utilizzo di cultivar autoctone come la Pisciottana rappresenta un pilastro non solo culturale, ma anche biologico ed evolutivo. Le piante presenti nei terreni della Fattoria Attanasio sono il frutto di una selezione empirica millenaria, durante la quale gli agricoltori hanno costantemente riprodotto gli individui che mostravano la migliore tolleranza alle avversità climatiche e parassitarie locali.
Oggi, le moderne scienze biologiche offrono una chiave di lettura affascinante per comprendere l’efficacia di questa selezione temporale: l’epigenetica vegetale. Questa disciplina studia i meccanismi molecolari che modificano l’espressione dei geni — attivandoli o disattivandoli in risposta a stimoli ambientali — senza alterare la sequenza primaria del DNA. Sebbene sia agronicamente prematuro affermare che l’azienda abbia già isolato e codificato specifiche modificazioni epigenetiche stabili nei propri olivi, la ricerca scientifica internazionale dimostra che le piante possiedono una sorta di “memoria molecolare” degli stress superati. L’osservazione costante delle piante in campo e la scelta di propagare nel tempo i soggetti che rispondono meglio al microclima di Torraca e alla convivenza con la flora spontanea rappresentano gli strumenti più efficaci per favorire l’adattamento progressivo delle colture ai mutamenti climatici in atto.
L’annata 2025 e i risultati analitici
L’annata olivicola 2025 nel Cilento è stata caratterizzata da una spiccata variabilità meteorologica, con un inverno mite seguito da piogge primaverili concentrate che hanno parzialmente influenzato la allegagione, e un’estate calda che ha richiesto una costante attenzione nel monitoraggio dello sviluppo delle drupe. Nonostante queste sfide e la scelta tassativa di non utilizzare prodotti della sintesi chimica, la salute delle olive è stata preservata grazie alla stabilità ecologica del sistema aziendale.
I dati analitici ufficiali della produzione INOLEA 2025 confermano l’eccellenza del lavoro svolto in campo e in frantoio:
Acidità libera: 0,18% (espressa in acido oleico)
Perossidi: 4,44 meq O₂/kg
Questi parametri si collocano ampiamente al di sotto dei limiti di legge previsti per la categoria degli oli extravergini di oliva (fissati rispettivamente a 0,8% per l’acidità e a 20 meq O₂/kg per i perossidi), posizionando INOLEA nella fascia qualitativa più alta dell’olivicoltura mediterranea. Un’acidità così ridotta attesta che le olive sono state raccolte sane, direttamente dalla pianta, e molite entro pochissime ore dal distacco, evitando l’innesco di processi di idrolisi enzimatica. Il basso valore dei perossidi indica invece un’ottima protezione del frutto e dell’olio dai fenomeni di ossidazione primaria.
Dal punto di vista scientifico, questi risultati sono coerenti di un intero sistema agricolo che è stato capace di preservare l’integrità del frutto fino al momento della sua trasformazione, minimizzando i danni causati dalle larve di Bactrocera oleae che, come ampiamente dimostrato dalla letteratura scientifica, causano un rapido innalzamento sia dell’acidità che dello stato ossidativo dei grassi.
Perché INOLEA è un olio in edizione limitata
La disponibilità limitata di INOLEA non deve essere interpretata come un limite strutturale o un’efficienza produttiva parziale, bensì come una scelta di posizionamento trasparente e rigorosa. INOLEA non nasce per saturare i canali della grande distribuzione o per competere sulle economie di scala; nasce per essere un modello, un output di ricerca applicata che dimostra la fattibilità tecnica ed economica di un’olivicoltura sostenibile ad altissima qualità in territori collinari e complessi.
Ogni singola bottiglia è destinata a un consumatore attento, capace di apprezzare non solo le eccezionali proprietà nutrizionali e sensoriali del prodotto, ma anche il valore del progetto scientifico che lo ha generato. Acquistare questo olio significa sostenere attivamente la ricerca in campo agroecologico, valorizzare la tutela del paesaggio storico del Cilento e promuovere un modello di sviluppo rurale che trasforma la marginalità geografica in un punto di forza biologico e culturale.
Il video di INOLEA
A supporto del racconto testuale, la Fattoria Attanasio ha scelto di affidare la narrazione del progetto anche al cortometraggio visivo, che si può osservare direttamente in alto nella pagina oltre che disponibile sul canale youtube aziendale. Questo video si configura come un racconto visivo ed evocativo del campo e delle sue interazioni biologiche.
Le immagini si soffermano sulla tessitura delle foglie argentee dell’olivo che si mescolano al verde brillante e ai fiori gialli della Dittrichia viscosa, mostrando la complessità degli insetti che popolano questo ecosistema in continuo movimento. Sequenze dettagliate documentano la precisione dei gesti manuali durante la raccolta precoce, la delicatezza del trasporto delle drupe e l’emozione del primo filo d’olio verde che scorre sui macchinari d’estrazione, per concludersi con il gesto universale e quotidiano dell’olio versato su una fetta di pane. Il video riesce così a trasmettere la percezione di armonia e l’equilibrio ecologico che caratterizzano la quotidianità della Fattoria Attanasio.
Conclusione
In ultima analisi, il progetto INOLEA ridefinisce il ruolo dell’agricoltore contemporaneo nel bacino del Mediterraneo. L’obiettivo dell’agroecologia non è l’illusione romantica di un ritorno a una natura incontaminata in cui l’essere umano si fa da parte lasciando che i processi biologici si autogestiscano senza controllo. L’agricoltura è, per sua natura, un atto di modificazione antropica del paesaggio.
Il vero messaggio di INOLEA è che l’agricoltore può smettere di agire come un elemento di disturbo che contrasta i processi naturali attraverso input chimici massicci, per tornare a operare come un custode intelligente, un facilitatore di equilibri ecologici capaci di generare stabilità e salute. INOLEA dimostra, con il rigore dei dati analitici e l’eleganza di un profilo sensoriale unico, che la massima sostenibilità ambientale può coincidere perfettamente con i vertici dell’eccellenza produttiva.
Benvenut* nel mondo INULA, dove la bellezza si unisce alla sostenibilità. Il progetto “INULA, GIOIELLI BIO, natura e sostenibilità in un incanto”, ha lo scopo di divulgare l’Inula viscosa, pianta tipica della flora mediterranea. Dalle foglie e dai fiori dell’Inula viscosa nascono i nostri gioielli: un progetto sulla sostenibilità e sulla divulgazione, frutto della collaborazione di Flor_re_si_na , Fattoria Attanasio e Strana Officina . Dall’attenta ricerca dei materiali, delle tecniche e del packaging, sboccia un prodotto che racchiude la volontà di fare scoprire una pianta che incarna la resilienza del Cilento e che racconta il meraviglioso territorio del Golfo di Policastro.
L’Inula viscosa, oggi rinominata Dittrichia viscosa, è una pianta della famiglia delle Asteracee. Fiore iconico della flora mediterranea, incarna la resilienza e la bellezza del territorio cilentano. Le sue delicate infiorescenze non solo aggiungono un tocco di eleganza ai nostri gioielli, ma rappresentano anche un importante santuario per la vita selvatica. Attraverso la sua fragranza e il suo colore, l’inula attrae una vasta gamma di insetti utili, contribuendo così all’aumento della biodiversità e alla salute dell’ecosistema. Le sue radici robuste sono un baluardo contro l’erosione del suolo, proteggendo le nostre terre dall’impeto del tempo. Inoltre, l’inula è una preziosa risorsa per le api, che la bottinano avidamente, trasformandola in un nettare d’oro. Ogni gioiello che porta con sé l’essenza dell’inula racconta una storia di connessione con la natura e di impegno per la conservazione della nostra terra.
Orecchini ASTRA
I fiori di I. viscosa sono raccolti in infiorescenze dove tanti piccoli fiori diventano una struttura a forma di cappello, da cui il nome CAPOLINO, di intenso colore giallo oro. A loro volta questi capolini si riuniscono in piccole pannocchie che terminano sui rami della pianta.
Nel capolino possiamo individuare due tipi di fiorellini: i TUBULOSI, che riempiono la parte centrale del capolino, e possono arrivare ad essere anche centinaia in ogni capolino; e fiori piatti e allungati, come una linguetta, detti appunti LINGULATI. L’inula fiorisce a ottobre, quando la maggior parte delle piante ha smesso la fioritura: per questo motivo è particolarmente apprezzata dalle api che la bottinano avidamente.
Con fiori di I. viscosa, cristallizzati in resina bio trasparente, fondo in carbone attivo, arricchiti di sfere in acciaio sono stati creati gli orecchini ASTRUM: magiche stelle d’oro che si stagliano su fondo nero.
Bracciale ASTRA
Ma dai fiori nascono anche creazioni da portare al polso come il bracciale per lui e per lei, con fiori di I. viscosa, cristallizzati in resina bio trasparente, fondo in carbone attivo, treccia macramè in cuoio cerato e chiusura in acciaio: stelle da indossare, con eleganza e raffinatezza.
Orecchini FOLIA
Le foglie di I. viscosa sono collegate al ramo direttamente, senza picciolo, che abbracciano in parte il fusto. Per questo motivo vengono chiamate SESSILI e SEMIABBRACCIANTI Sono strette e allungate, la cui forma segue una linea, da cui il nome LINEARI. La foglia è ellittica e gli estremi sono appuntiti, come una piccola lancia, da cui il termine LANCEOLATA, con tanti piccoli dentelli acuti. Il profumo che emanano le foglie di I. viscosa, quando strofinate fra le mani, è inconfondibile e ricorda vagamente le violette.
Dalle foglie di I. viscosa nascono gli orecchini FOLIA: orecchini con foglie di I. viscosa, cristallizzate in resina bio trasparente, arricchiti di luminosi quarzi rosa: ogni paio è un opera unica costruita direttamente dalla natura.
Collana FOLIA
Le foglie di I. viscosa hanno i margini con tante piccole incisioni simili ai denti di un sega, strette, acute e rivolte verso l’apice della foglia. Per questo motivo vengono chiamate SEGHETTATE. Inoltre sono ricoperte da piccoli peli morbidi forniti di una massa globulosa che se strofinate sono leggermente appiccicose e molto aromatiche. Per questo motivo vengono dette PUBESCENTI e GLANDOSO- VISCHIOSE.
Da un’idea di un gioiello speciale nasce la collana FOLIA, con foglie di I. viscosa cristallizzate in resina bio trasparente, arricchita di luminosi quarzi rosa e sfere in ottone.
INULA non è solo una linea di gioielli, ma una promessa per un mondo migliore. Un progetto che testimonia il nostro impegno per la produzione locale e la riduzione dell’impatto ambientale. Ogni pezzo INULA è un’opera d’arte unica, che la natura ha creato per noi e che abbiamo cristallizzato e incorniciato per te.
Materiali sicuri:
La nostra resina trasparente è atossica, priva di odori sgradevoli, senza solventi e VOC free, ottenuta dalla trasformazione di biomasse cerealicole, garantendo un prodotto sicuro e rispettoso della natura; le monachelle in argento 925 placcato oro 18kt, nichel free e la minuteria in acciaio inossidabile, garantiscono qualità e durata nel tempo; utilizziamo solo l’I. viscosa coltivata dal 2017 presso la Fattoria Attanasio, a Torraca (SA), in modo sostenibile, senza uso di pesticidi o fitofarmaci.
Pietre naturali:
Come gemme naturali abbiamo scelto il quarzo rosa per arricchire la nostra collezione di gioielli. La sua bellezza intrinseca si fonde armoniosamente con il nostro stile, regalando un tocco di eleganza e raffinatezza ad ogni creazione.
Design italiano:
Ogni gioiello è made in Italy, realizzato con cura e passione per l’eleganza e lo stile, frutto di ricerca e dedizione.
Sostenibilità:
Utilizziamo materiali provenienti da fonti sostenibili e tecniche eco-friendly per garantire che ogni pezzo sia un’espressione autentica di amore per la natura. Le piante d’I. viscosa della Fattoria Attanasio sono autoctone, senza alcuna introduzione di specie aliene, preservando così l’equilibrio ecologico del nostro ecosistema. Le coltivazioni di Fattoria Attanasio sono ottenute con tecniche che mirano al risparmio dell’acqua e alla gestione virtuosa dei rifiuti. Non vengono utilizzati i fertilizzanti di sintesi o altre sostanze dannose per l’ambiente.
Racconto del territorio:
Le nostre creazioni non sono solo gioielli, ma vere e proprie testimonianze dell’incantevole territorio del Cilento. Ogni pezzo racchiude l’anima di questa terra, valorizzando le sue ricchezze naturali e culturali. Scegliere un gioiello INULA significa portare con sé un souvenir del Cilento unico, un simbolo tangibile della sua bellezza e della sua tradizione.
Impegno per l’ambiente:
Siamo orgogliosi di promuovere pratiche agricole e architettoniche che rispettano l’ambiente e contribuiscono alla conservazione della biodiversità, attraverso attività di comunicazione e divulgazione.
Packaging:
Il nostro packaging per i gioielli bio si basa su un processo innovativo che sfrutta la biomassa di scarto derivante dalla lavorazione delle olive. Questa biomassa, costituita principalmente da sansa, rappresenta l’80% del prodotto finale della lavorazione delle olive, mentre solo il restante 20% si trasforma in olio. Attraverso un metodo avanzato di riciclo, questa biomassa viene trasformata in carta riciclata ad alta qualità. Questo processo sostenibile non solo riduce il problema dei rifiuti agricoli, ma produce anche un materiale di imballaggio ecologico e completamente biodegradabile per i nostri gioielli bio. In questo modo, ci impegniamo attivamente a ridurre l’impatto ambientale della nostra produzione, contribuendo allo sviluppo di soluzioni innovative per un futuro più sostenibile.
Chiamata all’Azione:
Unisciti a noi nel promuovere la sostenibilità e la bellezza della natura. Scegli INULA per gioielli che sono un’eco-friendly dichiarazione di stile. Ogni acquisto di un gioiello INULA contribuisce alla nostra missione di sostenere la ricerca e l’innovazione per la conservazione dell’ambiente. I ricavi generati vengono reinvestiti direttamente nella ricerca, consentendoci di sviluppare pratiche agricole sempre più sostenibili e di preservare la bellezza e l’integrità del nostro ecosistema. Grazie al vostro sostegno, possiamo continuare a dedicarci alla protezione della natura per le generazioni future.
Api, farfalle, falene, coleotteri e tanti altri insetti impollinatori sono un esercito di oltre 20.000 specie che lavora instancabilmente per garantire un servizio indispensabile per la vita sulla Terra: l’impollinazione.
Grazie al loro lavoro, quasi il 90% delle piante selvatiche con fiore e l’80% delle piante che producono cibo e prodotti per il consumo umano possono riprodursi e dare i loro frutti. Questo significa che ben il 35% della produzione agricola mondiale dipende da questi piccoli eroi volanti, con un valore economico stimato ogni anno di oltre 153 miliardi di euro a livello globale e 22 miliardi di euro in Europa (dati FAO 2021).
Numeri che fanno riflettere sull’importanza di tutelare questi insetti e il loro habitat. InulaCup, con il suo design semplice e funzionale, offre un piccolo rifugio dove api, farfalle e altri insetti utili possono trovare acqua fresca e riposarsi durante le loro intense giornate di lavoro. Un piccolo gesto che può fare la differenza per la sopravvivenza di questi piccoli eroi e per il futuro del nostro pianeta.
Più frutti, più fiori, più biodiversità
Impollinatori
La presenza di insetti impollinatori in campo è fondamentale per la salute delle nostre colture e per la biodiversità del pianeta. Gli impollinatori favoriscono la riproduzione delle piante, contribuendo ad aumentare la produzione di frutti e fiori che puoi gustare e ammirare.
Inoltre, la loro presenza favorisce la crescita di una maggiore varietà di piante, creando un ecosistema più ricco e resiliente.
Purtroppo, questi piccoli eroi sono sempre più a rischio a causa di una serie di minacce, tra cui l’uso di pesticidi (ISPRA Rapporto n. 216/2015), perdita dell’habitat (Scheper et al., 2013) e il cambiamento climatico (Cramer et al., 2018; Lionello e Scarascia, 2018). InulaCup rappresenta un piccolo gesto concreto per aiutare gli insetti impollinatori a sopravvivere e a svolgere il loro importante ruolo nell’ecosistema.
La “crisi dell’impollinazione“, che è evidente nel declino delle api mellifere, delle api solitarie e più in generale nel deterioramento delle reti e delle interazioni pianta-impollinatore, può essere migliorata non solo da una maggiore e numerosa diversità di impollinatori delle colture e delle piante spontanee, ma anche da cambiamenti positivi nell’uso dell’habitat e attraverso pratiche agricole sostenibili (ISPRA, 2021)
Bombus terrestris (wikipedia)
InulaCup è un piccolo gesto che può fare la differenza. Aiutando gli insetti impollinatori, stai investendo nel futuro del tuo pianeta e garantendo la sicurezza alimentare per le generazioni a venire.
Un’opera d’arte unica
Acquistando InulaCup, non solo offrirai un rifugio agli insetti impollinatori, ma avrai anche un’opera d’arte che arrederà con stile il tuo giardino o il tuo balcone. Ogni InulaCup è infatti un pezzo unico, realizzato a mano con passione e cura per i dettagli, frutto della collaborazione tra Fattoria Attanasio e Rosafuria, un’eccellenza italiana che produce ceramiche artistiche fatte interamente a mano. Rosafuria è infatti un laboratorio di ceramiche artistiche dove la tradizione incontra l’innovazione.
Le loro creazioni sono il risultato di una sapiente selezione dei materiali, di tecniche artigianali e di una cura meticolosa per i dettagli. Ogni pezzo è unico e irripetibile, espressione della passione e del talento della Maestra ceramista Rosaria di Rosafuria.
Il risultato è un prodotto bello, utile e sostenibile, che non solo arreda con stile, ma contribuisce anche alla tutela dell’ambiente. La scelta di affidare la produzione a mani esperte del territorio sottolinea l’impegno della Fattoria Attanasio nel valorizzare il patrimonio culturale e artigianale locale.
Packaging originale
La cura per l’ambiente non si limita al prodotto stesso, ma si estende anche al suo packaging. InulaCup è infatti confezionata in un’elegante scatola a forma di cubo realizzata in carta riciclata , ottenuta da frutto della ricerca e collaborazione conStrana Officina di Sapri (SA), un laboratorio di idee e creatività che, attraverso l’utilizzo di materiali selezionati e tecniche innovative, dà vita a oggetti unici e sostenibili. La carta riciclata per realizzare la confezione di InulaCup è certificata FSC: la certificazione FSC è una certificazione internazionale, indipendente e di parte terza, specifica per il settore forestale e i prodotti, legnosi e non legnosi, derivati dalle foreste. L’etichetta FSC garantisce che materiali come carta, cartone o legno provengono da foreste gestite secondo rigorosi criteri ambientali e sociali. La carta per realizzare InulaCup è realizzata con il 30% di fibre secondarie di pura cellulosa deinchiostrata, il 60% di pura cellulosa vergine e il 10% di cotone. Il design minimalista e raffinato della cubo-scatola esalta la bellezza di InulaCup, valorizzandone le forme sinuose e i colori naturali.
Come usare InulaCup
InulaCup è una piccola coppa con una punta che permette di fissarla facilmente nel terreno. La sua forma sinuosa e i suoi colori naturali la rendono un vero e proprio oggetto di design, capace di valorizzare qualsiasi spazio verde. Utilizzare InulaCup è semplicissimo:
1. Posizionala nel terreno: scegli un luogo nel tuo giardino o sul tuo balcone, preferibilmente vicino a fiori e piante che gli insetti impollinatori amano visitare. InulaCup può essere facilmente inserita nel terreno grazie al suo design ergonomico e alla base appuntita.
2. Riempila d’acqua: versa acqua fresca e pulita all’interno di InulaCup, assicurandoti di riempire completamente la cavità. Gli insetti impollinatori saranno attratti dall’acqua e potranno dissetarsi facilmente grazie alla forma adatta e poco profonda della coppa.
3. Ammira il lavoro degli insetti impollinatori: osserva le api, le farfalle e altri piccoli insetti fra le tue piante mentre possono posarsi su InulaCup per bere acqua e dissetarsi.
InulaCup: perché sceglierla?
Facile da usare e da pulire: InulaCup è realizzata in ceramica smaltata, facile da pulire.
Riserva d’acqua durevole: il design di InulaCup permette all’acqua di evaporare lentamente, garantendo una riserva idrica costante per gli insetti impollinatori.
Design accattivante: il colore e il disegno dell’inula, ispirati alla pianta Inula viscosa, sono particolarmente attraenti per gli insetti impollinatori, che saranno invogliati a visitarla.
Made in Cilento: InulaCup è un prodotto artigianale realizzato e decorato interamente a mano, in Cilento, che valorizza l’artigianato locale.
Promuove l’agricoltura sostenibile: la Fattoria Attanasio, tramite InulaCup si impegna a divulgare le buone pratiche di un’agricoltura sostenibile e rispettosa dell’ambiente, proteggere gli insetti impollinatori e a promuovere la biodiversità.
Il compostaggio, un processo millenario di trasformazione dei rifiuti organici in un nutriente fertilizzante per il suolo, affascina per la sua efficacia e impatto ambientale. Sorprendentemente, secondo recenti studi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), oltre un terzo del cibo prodotto globalmente finisce sprecato, contribuendo a emissioni di gas serra e sottraendo risorse preziose alla terra. Il compostaggio, d’altra parte, rappresenta una soluzione pratica ed ecologica per ridurre questo spreco e nutrire il suolo. Al centro di questo processo risiedono i decompositori, tra cui la meso e microfauna, organismi microscopici che operano una magia silenziosa, trasformando la materia organica in nutrienti essenziali per le piante. Questa intricata rete di attività biologica è un’illustrazione affascinante della complessità e dell’efficacia dei processi naturali. Durante l’evento, Francesco Attanasio e Amalia Bevilacqua hanno guidato i partecipanti in questo mondo nascosto, per apprezzare la bellezza della simbiosi tra l’uomo e la natura nel ciclo vitale del compost, nonchè la legislazione in merito.
Micromondi
Francesco Attanasio ha introdotto gli straordinari artefici del compostaggio, fra sguardi incuriositi e attenti. Infatti, proprio nel cuore del processo di compostaggio risiedono gli affascinanti protagonisti invisibili della microfauna del compost. Questi organismi, che includono batteri, funghi e altri microrganismi, operano una sinergia complessa e vitale per la decomposizione della materia organica. Tra i batteri, troviamo specie come Bacillus, Actinomycetes e Lactobacillus, ciascuna con ruoli specifici nella degradazione di diversi composti organici. I funghi, quali Aspergillus e Penicillium, svolgono un ruolo cruciale nella decomposizione di materiali più complessi come la cellulosa e la lignina, trasformandoli in compost ricco di nutrienti.
Una fauna speciale
Oltre a questi microorganismi, non possiamo dimenticare la mesofauna, un’altra componente essenziale del compost. La mesofauna comprende una vasta gamma di piccoli organismi, come acari, collemboli, larve di insetti e vermi, che contribuiscono attivamente alla decomposizione della materia organica. Gli acari, ad esempio, si nutrono dei batteri e dei funghi presenti nel compost, contribuendo alla loro scomposizione e accelerando il processo complessivo. Inoltre, gli acari presenti nel compost possono superare i 300.000 individui per metro quadrato, formando un microcosmo affascinante e densamente popolato. I collemboli, piccoli insetti simili a pulci, sono noti per la loro abilità di decomporre la materia organica e sono tra gli organismi più abbondanti nel compostaggio domestico. I collemboli sono tra gli animali più veloci al mondo in rapporto alle dimensioni: alcune specie possono spostarsi a una velocità incredibile di circa 20 volte la loro lunghezza corporea al secondo. Anche le larve di insetti, come quelle delle mosche, giocano un ruolo importante, accelerando la decomposizione dei rifiuti organici. I vermi, come i lombrichi, sono un’altra componente preziosa della mesofauna e possono mangiare fino a metà del proprio peso corporeo ogni giorno, producendo compost di alta qualità in tempi relativamente brevi. Queste straordinarie creature sono veri e propri alleati nel nostro sforzo per ridurre i rifiuti e promuovere la sostenibilità ambientale
Un pò di legge
L’autocompostaggio è un’attività sempre più rilevante nella lotta contro la crisi dei rifiuti e il cambiamento climatico. Durante l’evento, Amalia Bevilacqua ha descritto in maniera semplice e immediata l’articolata legislazione relativa all’autocompostaggio, evidenziando il ruolo essenziale che svolge nel promuovere l’economia circolare e l’agricoltura sostenibile.
Tipologie
In base alla legislazione, si possono dividere gli impianti di compostaggio in 2 macrocategorie:
Impianti Industriali di Compostaggio: sono regolamentati nella parte quarta del Testo Unico Ambientale (TUA, D. Lgs 152/2006) e trattano grandi quantità di rifiuti organici provenienti da diverse fonti, comprese località distanti dal sito di trattamento.
Impianti di Compostaggio di Prossimità: situati nelle vicinanze dei luoghi di produzione dei rifiuti organici, trattano quantità più limitate di rifiuti rispetto agli impianti industriali. Possono essere suddivisi in:
Impianti di Collettività: accolgono rifiuti da più utenze. Se gestiti da una singola entità, domestica o non domestica, sono considerati impianti di collettività.
Impianti di Comunità: definiti dal Decreto Ministeriale 266/2016, coinvolgono la partecipazione attiva della comunità locale nel processo di compostaggio.
Impianti di Compostaggio Locale: rientrano sotto questa categoria gli impianti disciplinati dall’articolo 214 del TUA, caratterizzati da una gestione locale dei rifiuti organici. Il termine “locale” è stato definito da una nota interpretativa del Ministero dell’Ambiente per differenziarli dagli altri impianti.
Autocompostaggio: è una forma di compostaggio individuale in cui le utenze, domestiche o non domestiche, trasformano e utilizzano il compost ottenuto dai propri rifiuti organici sul luogo di produzione dei rifiuti. Questo processo avviene direttamente presso il domicilio o l’area di residenza dell’utente, promuovendo un coinvolgimento diretto nel trattamento dei rifiuti organici e riducendo la necessità di trattamenti centralizzati.
Un vero potenziale
In Europa, il Regolamento (UE) 2019/1009 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 5 giugno 2019 sui fertilizzanti organici ha introdotto nuove regole per la commercializzazione dei fertilizzanti organici, inclusi quelli derivati dal compost.
Questo regolamento stabilisce standard armonizzati per la produzione, l’etichettatura e la commercializzazione dei fertilizzanti organici, compresi quelli ottenuti da rifiuti organici e compost. Le disposizioni del regolamento mirano a garantire la sicurezza e l’efficacia dei fertilizzanti organici, nonché a promuovere il loro utilizzo sostenibile nel settore agricolo. Inoltre, il regolamento prevede la possibilità di utilizzare il compost autoprodotto come fertilizzante organico, purché rispetti determinati criteri di qualità e sicurezza. Ciò può includere requisiti relativi alla composizione chimica e microbiologica del compost, nonché ai processi di produzione e trattamento dei rifiuti organici. Questa normativa può rappresentare un’opportunità per promuovere l’adozione di pratiche di compostaggio sicure e sostenibili e per valorizzare il compost come risorsa preziosa per l’agricoltura e la gestione del suolo.
Come usare il compost
Una volta prodotto, il compost diventa una risorsa preziosa per il giardinaggio e la coltivazione. Mischiato alla terra o utilizzato come matrice per fare un fertilizzante liquido, il compost è davvero oro per la nostra terra. Durante l’evento, i partecipanti hanno scoperto come utilizzare il compost autoprodotto per migliorare la fertilità del suolo, promuovere la crescita delle piante e ridurre la dipendenza dai fertilizzanti chimici.
Il kit della Fattoria Attanasio
Un elemento distintivo dell’evento è stato il kit completo fornito a ciascun partecipante dalla Fattoria Attanasio. Questo kit non solo ha fornito tutti gli strumenti necessari per avviare una compostiera domestica autoprodotta, ma ha anche rappresentato un invito tangibile a iniziare immediatamente il proprio viaggio verso uno stile di vita più sostenibile. Con materiali di alta qualità e istruzioni dettagliate, il kit ha reso il processo di avvio del compostaggio facile e accessibile a tutti i partecipanti.
Un ospite esperto
Fra i presenti al workshop c’è stato anche Fabio Musmeci, fondatore e presidente dell’Associazione Italiana Compostaggio ed ex ricercatore dell’ENEA sul compostaggio, che ha partecipato all’evento con grande interesse. La sua vasta esperienza nel settore e il suo impegno nella promozione del compostaggio come pratica sostenibile lo hanno reso un ospite molto apprezzato. La sua presenza ha arricchito ulteriormente la discussione e ha contribuito a sottolineare l’importanza del lavoro di divulgazione svolto dalla Fattoria Attanasio nell’educare e ispirare individui e comunità ad adottare pratiche più sostenibili nella gestione dei rifiuti organici
Autocompostatori felici
L’evento del compost autoprodotto presso la Fattoria Attanasio è stato un’esperienza educativa e ispiratrice per tutti i partecipanti. Oltre a fornire conoscenze pratiche e strumenti essenziali, ha alimentato una consapevolezza crescente sull’importanza del compostaggio nella costruzione di un futuro più sostenibile per tutti. Con una compostiera e una nuova comprensione dei processi naturali alla mano, i partecipanti sono pronti ad abbracciare il loro ruolo come guardiani della terra e promotori del cambiamento positivo nella propria comunità.
” Come si chiama?” oppure “posso raccoglierla per mangiarla?” o anche “potrebbe essere utile per curarmi?”
Queste ed altri mille interrogativi attraversano la mente di un neofita che vede una pianta spontanea. Durante una passeggiata nel bosco o semplicemente seduti al parco osservando il prato, a tutti sarà capitato di notare fiori o piante dall’aspetto familiare o invitante. L’essere umano ha da sempre utilizzato le erbe spontanee per cibarsene o curarsi ed è quindi naturale il suo istinto a raccoglierle. Tuttavia non tutte le piante sono innoque e non tutte possono essere usate allo stesso modo. E’ necessario riconoscerle, sapere quando e come raccoglierle e distinguerle da quelle pericolose. Perchè se alcune piante possono aiutarci a curare malanni o anche come rimedio di pronto soccorso naturale, altre possono provocare seri danni. Ecco che nasce la figura dell’erborista: un tecnico esperto che conosce le piante, sa come trasformarle e come utilizzarle.
Un ospite d’eccellenza
L’evento Saggezza Spontanea, tenuto con la partecipazione di Antonio Greco, ha offerto ai partecipanti l’opportunità di approfondire le loro conoscenze sulle erbe spontanee. La presenza di ospiti di eccellenza, come ormai è consuetudine per la Fattoria Attanasio, garantisce un’esperienza di alta qualità e un’opportunità unica per confrontarsi con esperti del settore. Un evento che ha dimostrato ancora una volta l’impegno della Fattoria Attanasio nella promozione di un’agricoltura sostenibile e di uno stile di vita più sano e in armonia con la natura.
Regolamentazione
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è definita pianta medicinale ogni vegetale che contiene, in uno o più dei suoi organi, sostanze che si possono utilizzare direttamente a fini terapeutici. Queste piante sono precursori in fase di trasformazione (emisintesi) che portano a sostanze attive (chemiofarmaceutiche). Una pianta officinale è un organismo vegetale usato nelle officine farmaceutiche o erboristiche per la produzione di specialità medicinali. La legge italiana corrente che regolamenta le piante officinali è il D Lgs 21 maggio 2018 n 75 Testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali, ai sensi dell’articolo 5 della legge 28 luglio 2016 n 154.
Esperto fra le erbe
Il modo migliore per riconoscere le piante spontanee è sicuramente una passeggiata botanica, con un esperto che sappia riconoscere le piante e trasmetta passione e curiosità.
Durante l’evento “Saggezza spontaea” tenutosi a Fattoria Attanasio, abbiamo avuto la possibilità di osservare le piante tipiche della flora spontanea sotto la guida attenta del dott. Antonio Greco, fitopreparatore e dottore in tecniche erboristiche. Grazie alla sua esperienza, il dott. Greco possiede conoscenza delle piante medicinali, dei loro principi attivi e relativa estrazione e riconoscimento e stabilità, controllo dell’assenza di contaminanti, gestione, trasformazione e uso delle piante officinali e dei loro derivati. Dal 2013 è titolare di Herbartem con sede attualmente in Montecassiano. Herbartem è una realtà artigianale con certificazione biologica che si occupa principalmente della produzione di semi-lavorati erboristici, che consistono in materie prime per aziende erboristiche, cosmetiche e farmaceutiche, partendo da piante fresche o secche. La presenza di ospiti di eccellenza, come ormai è consuetudine per la Fattoria Attanasio, garantisce un’esperienza di alta qualità e un’opportunità unica per confrontarsi con esperti del settore. Un evento che ha dimostrato ancora una volta l’impegno della Fattoria Attanasio nella promozione di un’agricoltura sostenibile e di uno stile di vita più sano e in armonia con la natura.
Passeggiata botanica
La biodiversità, favorita in Fattoria Attanasio, permette lo sviluppo di molteplici specie vegetali spontanee che colorano il prato e profumano l’aria di essenze uniche. La passeggiata, articolata in un piacevole sentiero con lieve pendenza, è accompagnata dalla splendida vista sulla baia di Sapri. Un momento per vivere la natura in pienezza e rispetto, con attenzione all’importanza della biodiversità e della sostenibilità. Durante la passeggiata non mancano spunti di riflessione o curiosità che meritano di essere appuntati sul proprio taccuino. Per riconoscere le specie botaniche è infatti necessario conoscere le caratteristiche delle specie di interesse: foglie, fiori, frutti e semi sono indispensabili per una chiara identificazione. Durante il periodo primaverile le specie della macchia mediterranea esplodono di colori e profumi che invadono l’aria e diventa più semplice il riconoscimento, anche grazie alla fioritura di gran parte delle specie spontanee. Fra le specie che sicuramente godono di grande fama c’è il dente di leone o tarassaco (la cui pronuncia è taràssaco, con l’accento sulla seconda a), della famiglia delle Asteraceae, come le margherite, i carciofi e l’Inula viscosa.
Somiglianze
Durante la passeggiata abbiamo potuto osservare le piante simili al tarassaco, fra cui il grespino, la cicoria e il senecio che spesso vengono confuse col tarassaco. In particolare, il senecio può essere fonte di alcaloidipirrolizidinici (AP), sostanze di origine naturale presenti anche nella borragine. Tali sostanze vengono prodotte dalla pianta per proteggersi da eventuali attacchi di insetti o erbivori. Gli AP sono potenzialmente dannosi per la salute umana e degli animali, in quanto epatotossici e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha dichiarato che non si può escludere un rischio per la salute. Ecco quindi l’importanza di conoscere le specie vegetali, per poterle raccogliere in piena sicurezza.
Alberi benefici
Fra le specie arbustive, presenti in Fattoria Attanasio, sicuramente vanno menzionate il biancospino e l’olivo, oggetto di interesse durante le fasi del laboratorio del workshop “Saggezza spontanea”.
Spine e candore
Il biancospino (Crataegus monogyna e Crataegusoxyacantha) è una pianta arbustiva o un piccolo albero della famiglia delle Rasaceae, come le rose, il melo e l’albicocco. Il nome Crataegus deriva dal greco kratos, che significa forza in relazione alla robustezza della pianta, e oxyacantha da oxys, spina, e anthos, fiore, in riferimento ai rami spinosi fra i fiori delicati. Questa pianta era considerata di buon auspicio dai greci e dai romani, che la chiamavano fiore bianco, col potere di scacciare gli spiriti maligni. Nata dal candore di Venere, che l’adornò con bianchi fiorellini, e da Marte, che la dotò di spine dure e appuntite, era una pianta di buon auspicio e presente in molti giardini e campi. Non a caso, il biancospino nel linguaggio dei fiori significa proprio buona fortuna.
Il riparo delle fate
In epoca medievale veniva piantato nella piazza principale del paese e nel mese di maggio veniva fatto un rito propiziatorio, adornando la pianta con ricche decorazioni che ricordavano l’abbondanza, ballando e cantando intorno ad essa, con lo scopo di attirare la prosperità sul paese.
Una leggenda in Inghilterra lega il biancospino a Giuseppe d’Arimatea, membro del Sinedrio che si rifiutò di condannare Gesù Cristo. Infatti Giuseppe, dopo aver raccolto e seppellito il sangue di Cristo, partì per la Britannia. Arrivato sull’isola, piantò il suo bastone in terra e, con grande stupore, questo germogliò e nacque una pianta dai candidi fiori bianchi, i rossi frutti e le acuminate spine: elementi che ricordano l’Immacolata concezione, il sangue versato di Cristo e la corona di spine che accompagnò il supplizio. Giuseppe quindi costruì vicino a quell’albero miracoloso, la prima chiesa in terra inglese.
Anche i celti, attenti custodi dei segreti della natura, ritenevano che questa pianta fosse magica: secondo la leggenda, le fate cercavano riparo fra le sue spine acuminate, dormendo sui candidi fiori. Sembra che, osservando con attenzione un biancospino, si possano vedere le fate danzare.
Sole e luna
Gli antichi dicevano: “il Mediterranneo comincia e finisce con l’olivo“. L’olivo o ulivo (Olea europaea) è un albero da frutto utilizzato fin dall’antichità per l’alimentazione, l’illuminazione, la produzione di strumenti, attrezzi e rimedi medicamentosi. La causa del sapore amaro del frutto è dovuto al contenuto in polifenoli: l’uso delle olive come frutti nell’alimentazione richiede trattamenti specifici finalizzati alla deamaricazione (riduzione dei principi amari), realizzata con metodi vari. L’olivo può essere attaccato da numerosi fitopatogeni come la mosca dell’olivo (Bactrocera oleae), che può essere combattuta grazie alla presenza in campo dell’Inula viscosa.
Le leggende intorno all’olivo sono numerose: già gli egizi ritenevano che la tecnica di estrazione dell’olio di oliva fosse un dono della dea Iside (dea della luna e dell’oltretomba), sorella e sposa di Osiride, dio del sole. Non a caso le foglie dell’olivo sono posteriormente argentee come la luna e l’olio è giallo come il sole, usato per imbalsamare i corpi dei faraoni.
L’albero della pace
Una leggenda greca fa nascere l’olivo dalla sfida fra Atena (la dea della saggezza) e Poseidone (il dio del mare), la cui rivalità aveva radici lontane. Le due divinità si sfidarono ad offrire il dono migliore per i greci. Poseidone offrì un animale instancabile, che avrebbe portato l’uomo in battaglia: il cavallo. Atena, invece, con un colpo della sua lancia, fece nascere dalla roccia nuda una pianta che avrebbe accompagnato l’uomo durante tutta la sua vita, lo avrebbe nutrito, i suoi frutti sarebbero stati in grado di illuminare la notte, gli avrebbe offerto un medicamento, un materiale resistente per produrre attrezzi e strumenti: nacque il primo olivo. La scelta cadde sul meraviglioso alberello, che diventò simbolo di pace fra i popoli. Lo stesso Zeus, padre degli dei, disse: «Questa pianta proteggerà una nuova città che sarà chiamata Atene da te, figlia mia. Tu donasti agli uomini l’ulivo e con esso hai donato luce, alimento e un eterno simbolo di pace».
Lo scacciafulmini
Una pianta che può raggiungere età importanti, capace di rinascere anche dopo un incendio, l’olivo è proprio il simbolo dell’eternità, della tenacia e della longevità. Nella Bibbia la colomba porta a Noè il ramo di un olivo per indicare la fine del diluvio universale (quindi una tregua tra Dio e l’uomo) e del ritorno della tranquillità e della pace sulla terra. Non a caso, l’ulivo è proprio il simbolo della pace e del perdono, che viene scambiato durante le festività prima della Pasqua.
Anche le credenze popolari indicano l’olivo come una pianta dalle straordinarie proprietà protettive. Bruciare foglie d’olivo durante la Candelora (2 febbraio) scongiura da grandinate tardive che rovinerebbero i raccolti. Inoltre, si dice che le streghe costruissero le loro bacchette con un ramo di olivo raccolto il 24 giugno da una pianta secolare e che gli antichi contadini mettessero un ramo di olivo nella casa come protezione dai fulmini.
Trasformazioni
Una volta raccolta la pianta nel periodo migliore, con le giuste procedure, si procede alla trasformazione in prodotti erboristici per la cura e il benessere del proprio corpo. Fra i prodotti tipici delle trasformazioni erboristiche c’è la tintura madre: una macerazione in alcol etilico di titolo appropriato di parti vegetali fresche, opportunamente ridotte per agevolare il contatto del solvente con i tessuti. La maggior parte delle tinture madri ha un rapporto tra droga (pianta) e estratto (prodotto ottenuto) di 1:10, ciò vuol dire che a 10 grammi di estratto corrispondono ai principi attivi contenuti in 1 g di vegetale essiccato. Questo prodotto ha una gradazione alcolica che va dai 45° ai 65°, secondo la Farmacopea ufficiale, e sono estratti adoperati nella preparazione di gocce e di preparati per uso topico. Dopo una macerazione di 21 giorni, la componente vegetale va pressata, quindi il prodotto viene decantato e imbottigliato in contenitori scuri di vetro, per essere custodito in ambienti freschi e al riparo della luce. La tintura madre così ottenuta può essere utilizzata all’occorrenza, diluendola in acqua e assumendola nelle giuste quantità.
Riconoscimento di erbe spontanee in Fattoria Attanasio
Passeggiata botanica fra le erbe spontanee in Fattoria Attanasio
Pianta di biancospino presente in Fattoria Attanasio
Raccolta di foglie d’olivo in Fattoria Attanasio
Preparazione di una tintura madre durante il workshop “Sagezza spontanea”