Se passeggiando tra gli ulivi, i frutteti o vicino alle strutture in legno della Fattoria Attanasio prestate attenzione ai tronchi, noterete sicuramente delle lunghe, ordinate file di formiche nerastre con una vistosa testa rossa. Non stanno camminando a caso: sono le sentinelle e le operaie di Crematogaster scutellaris, una delle specie più carismatiche e ingegnose del nostro ecosistema.
Spesso scambiate per una minaccia, queste formiche sono in realtà un tassello fondamentale per la salute delle nostre piante. Impariamo a conoscerle da vicino!
L’etimologia: nate per sollevare l’addome
Il nome scientifico di questo insetto è un piccolo capolavoro di descrizione anatomica e comportamentale:
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Crematogaster: deriva dall’unione di due parole greche, kreman (appendere, sollevare) e gaster (addome). Significa letteralmente “addome appeso”. Il motivo? Quando si innervosiscono o corrono, sollevano l’addome sopra il resto del corpo.
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scutellaris: fa riferimento allo “scutello”, una parte del loro torace che presenta una forma geometrica ben definita, simile a un piccolo scudo.
Come riconoscerla al primo sguardo
Identificare la Crematogaster scutellaris è facilissimo, anche per i neofiti di biowatching:
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Il contrasto cromatico: Hanno la testa di un bel rosso mattone acceso, mentre il resto del corpo (torace e addome) è nero lucido.
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L’addome a “goccia” o a “cuore”: Se guardate l’addome dall’alto, noterete che non è tondeggiante come quello di altre formiche, ma appuntito nella parte finale, ricordando la forma di un cuore o di una vanga.
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La postura “da scorpione”: Se provate ad avvicinare un dito (senza toccarle!), vedrete l’intera fila alzare l’addome verso l’alto a 90 gradi. Sembrano piccoli scorpioni in miniatura!
Perché sono utili nell’orto, nel frutteto e in giardino?
A differenza delle formiche mietitrici (che cercano semi), le Crematogaster scutellaris sono formiche predatrici e raccoglitrici di melata. Ecco perché la loro presenza è un toccasana per la Fattoria:
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Disinfestatrici naturali dei tronchi: ripuliscono costantemente la corteccia degli alberi da una quantità impressionante di piccoli insetti nocivi, bruchi defogliatori e uova di parassiti prima che questi possano penetrare nei tessuti della pianta o danneggiare le foglie.
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Spazzine della biodiversità: Eliminano i resti di piccoli animali morti, accelerando il riciclo della materia organica e mantenendo l’ambiente pulito.
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Indicatori dello stato del legno: Questa specie nidifica quasi sempre nel legno morto o già deteriorato (come vecchi ceppi o rami secchi). Se le vedi su un albero vivo, di solito stanno colonizzando una parte di ramo già morta o compromessa da funghi, aiutandoti a capire dove la pianta ha bisogno di una potatura di rimonda.
Le frecce chimiche.
Quando sollevano l’addome a forma di cuore, non lo fanno solo per fare paura. Sulla punta dell’addome emettono una minuscola goccia di un acido repellente. Per noi umani e per i mammiferi è del tutto innocuo, ma per gli altri insetti è un potente veleno da contatto e, al tempo stesso, un feromone d’allarme volatile che richiama immediatamente i rinforzi dalle retrovie della colonna. Questa sostanza chimica è un feromone secreto dalle ghiandole velenifere e dalla ghiandola di Dufour. Un sistema di difesa e comunicazione biochimica perfetto che permette loro di dominare e proteggere la propria area di caccia.


