Quando si parla di vespe, la reazione immediata è spesso la paura o il desiderio di eliminare il nido. Ma se vi capitasse di scorgere un piccolo favo di cartone privo di involucro esterno sotto una tegola o tra i rami di un albero alla Fattoria Attanasio, fermatevi ad una affascinante attività di biowatching. Siete di fronte a un nido di Polistes dominula, la vespa cartonaia, uno degli insetti più preziosi e pacifici dell’intero ecosistema rurale. La loro presenza può fare letteralmente la differenza tra una pianta malata e un albero che torna a prosperare.
L’etimologia: le fondatrici di città
Il nome scientifico racchiude una bellissima metafora sociale e architettonica:
Polistes: deriva dal greco antico polistes (πολιστής), che significa “fondatore di una città” o “cittadino”. Un nome perfetto per un insetto che ogni primavera fonda una vera e propria micro-comunità organizzata da zero.
dominula: (per la specie più comune, Polistes dominula) deriva dal latino e significa “piccola padrona” o “piccola signora”, un richiamo alla fiera postura con cui le regine presidiano il proprio nido.
Come riconoscerla al primo sguardo (e non confonderla!)
La vespa cartonaia si distingue facilmente dalle altre vespe per diversi dettagli anatomici e comportamentali:
La silhouette snella: ha una “vita da vespa” molto accentuata e una struttura corporea sottile ed elegante.
Le zampe lunghe e ciondolanti: quando vola, le Polistes tengono le zampe posteriori visibilmente allungate e ciondolanti verso il basso, un dettaglio inconfondibile che permette di riconoscerle anche a mezz’aria.
Le antenne arancioni: a differenza di altre vespe che hanno antenne completamente nere, Polistes dominula mostra antenne con un vivace colore arancione-giallastro sulla parte terminale.
Il nido “aperto”: il loro nido è un capolavoro di ingegneria minimale: un piccolo favo di celle esagonali fatte di cartone (legno masticato e impastato con la saliva), attaccato alle superfici tramite un singolo peduncolo e privo dell’involucro protettivo esterno grigio tipico di altri vespidi.
L’importanza nell’orto e nel frutteto: perché salvano le piante?
Un albero che rinasce grazie alle Polistes non è una coincidenza, ma pura biologia applicata:
Predatrici instancabili di bruchi: mentre le vespe adulte si nutrono principalmente di sostanze zuccherine (nettare e frutta matura), le loro larve nel nido sono carnivore e hanno bisogno di enormi quantità di proteine. Le operaie di Polistes setacciano costantemente le foglie delle piante a caccia di bruchi di lepidotteri (come la cavolaia, le nottue, la tignola degli agrumi e la processionaria del pino), larve di coleotteri, afidi, mosche e zanzare. Li catturano, li sminuzzano e li portano alle loro larve. Un singolo nido di Polistes elimina centinaia di insetti dannosi al mese, permettendo alle piante di sviluppare nuove foglie sane senza venire divorate.
Impollinatrici secondarie: visitando costantemente i fiori per nutrirsi di nettare, trasportano il polline da un fiore all’altro, contribuendo all’impollinazione dell’orto, in maniera ridotta rispetto ai bombi o alle api (come l’ape legnaiola).
Percussioniste nate
La vespa cartonaia, come anche altre vespe, hanno sviluppato un loro metodo di comunicazione, basato sul suono e sulle vibrazioni, chiamato tamburellamento addominale (gastral drumming).
Quando una vespa esploratrice trova una fonte di cibo molto ricca (come una colonia di bruchi o sostanze zuccherine), ritorna al nido e inizia a battere ritmicamente l’addome contro le pareti di cartone delle cellette. Questo picchiettio produce una vibrazione sonora ben precisa che si propaga in tutto il nido. Gli studi scientifici hanno dimostrato che questo comportamento non indica una richiesta di cibo (come si pensava in passato), ma serve ad attivare le compagne di nido, avvisandole che c’è abbondanza di cibo nelle vicinanze e spingendole a uscire per cacciare.
Segnali vibranti
- Lo sventolio dell’addome: le operaie o le regine si posano sopra il favo e compiono un movimento oscillatorio laterale, strofinando e percuotendo l’addome contro i bordi di cartone delle cellette. Questa azione è nota come abdominal wagging.
- L’effetto sulle larve: gli scienziati hanno dimostrato che le larve percepiscono nitidamente queste vibrazioni strutturali attraverso le pareti del nido. In risposta al tamburellamento, le larve aumentano i movimenti del proprio corpo.
- Il significato: questo movimento corporeo delle larve serve ad attirare l’attenzione delle adulte durante l’ispezione del nido, segnalando che sono pronte a ricevere il cibo masticato dalle operaie.
Curiosità scientifiche: intelligenza e riconoscimento facciale
Si riconoscono in viso: studi etologici recenti hanno dimostrato che le vespe Polistes dominula sono capaci di riconoscimento facciale. Ogni individuo ha un disegno di macchie nere e gialle sul “volto” leggermente diverso: le vespe usano questi tratti per identificare la propria regina e le compagne di nido, stabilendo una precisa gerarchia sociale.
Il passaporto chimico: quando in estate il nido si affolla e nascono centinaia di operaie, le vespe passano gradualmente a un sistema di riconoscimento basato sull’odore chimico della colonia. Questa firma chimica, chiamata profilo degli idrocarburi cuticolari (CHC), è il riconoscimento della famiglia ed è in parte genentica e in gran parte assorbito dall’ambiente circostante, fissato sulla cellulosa del nido durante la sua costruzione.


